Recensioni

Stop! Alison G. Bailey||Italian and English version

PicMonkey Collage

“Nulla è permanente tranne che il cambiamento.” Eraclito

Durante il mio primo anno di università, mi capitava spesso di imbattermi in teorie complesse da assimilare, in parole che sembravano sapere di tutto, ma così difficili da interpretare, che facilmente avrebbero ceduto il posto al niente. Una delle citazioni che più mi sono rimaste impresse è quella con cui ho deciso di iniziare questa recensione: “ Nulla è permanente, tranne il cambiamento”. Ma quando hai solo diciotto anni, molto probabilmente non sei pronto a cogliere in pieno il significato potentissimo espresso in quella frase. Molto probabilmente sei talmente coinvolto nel tuo universo fatto di complessi d’inferiorità, ferite e imperfezioni, che non cogli la forza del cambiamento, di quel mutamento a cui ognuno di noi ha diritto, di quella stasi, che non è stabile, è solo una precaria illusoria stabilità alla quale ci aggrappiamo, anche quando la vita non ci piace, anche quando ci sentiamo tristi e soli. Per una giovane donna o un giovane uomo è facile vivere ogni istante come se fosse l’unica stasi possibile. L’unica scelta e nessuna alternativa.  Ogni adolescente barrica il proprio cuore dietro porte di cristallo, non vede la luce risplendere, ma riesce a coglierne solamente i riflessi, solamente un brandello di quel fascio di luce, chiudendo il proprio animo nelle tenebre, perché sono  il colore più forte, il colore più tetro, il colore che vince sul bianco. Eppure esistono sfumature. Esistono varie gradazioni di colore, anche quando il tormento è radicato nel nostro cuore, anche quando un tragico evento ci segna a tal punto da creare una miriade di cicatrici, che come coltellate  incessanti ci ricordano ciò che abbiamo vissuto, ciò che siamo stati, ciò che cerchiamo senza alcun successo di dimenticare. Leggendo Stop!, sono ritornata  a quando avevo diciotto anni, in quell’aula affollata che traboccava di cultura, pronta a immergere i miei occhi in un libro spesso fatto di concetti tanto complessi quanto meravigliosi  per mettere a tacere parte dei miei tormenti.

Hollis Murphy è una ragazza che combatte ogni giorno contro i ricordi, che cerca di reprimere le immagini di una notte troppo devastante per essere dimenticata, è persa nel suo mondo fatto di una routine che sembra rendere indolore la sua lotta alla sopravvivenza.  Non vive, sopravvive. Non respira, lei semplicemente affoga nei respiri. Il suo fiato si spezza e ci sono istanti in cui l’aria che la circonda sembra diventare densa, pesante, quasi soffocante. Affoga nei ricordi e lotta per distruggere parte di quel ricordo, o almeno cerca di affievolire l’impatto che un solo maledettissimo istante ha avuto su di lei. Ogni giorno si nasconde dietro una maschera e a testa bassa affronta la vita, senza alzare mai completamente lo sguardo. Detesta gli specchi. Detesta essere ciò che è diventata, vorrebbe solo mettere tra parentesi ciò che le ha cambiato  di colpo l’esistenza. Gli unici momenti in cui gode di una momentanea tranquillità sono quelli vissuti con la sua migliore amica Maggie.

Mirror edit

Momenti fragili quanto una bolla di sapone, ma estremamente confortanti. Però il nostro percorso è fatto di cambiamenti, proprio come sosteneva Eraclito. Noi esseri umani siamo un mutamento continuo, cambiamo ogni secondo che passa, siamo l’emozione che diviene dolore, il dolore che diviene allegria, la risata che si trasforma in pianto. Siamo fatti di carne, ossa e cuore. Le nostre anime sono pronte a mutare, le nostre menti sono pronte a cambiare idea o prospettiva, anche quella prospettiva che a diciotto anni non riuscivamo a cogliere. Hollis non è pronta al confronto, non è pronta ad aprirsi con un perfetto sconosciuto, non è pronta ad affrontare la sua nuova vita al College, ma due incontri importanti faranno sì che le porte del suo cuore si spalanchino, che la luce inizi a risplendere, illuminando anche le ferite, perché le nostre ferite altro non sono che attimi, momenti, o semplicemente vita, che si trasforma in cicatrice. Ogni cicatrice è parte di ciò che siamo stati, ed è solo accettando ciò che è stato, ciò che è accaduto che possiamo partire  e percorrere nuovamente con coraggio anche le strade più tortuose, e anche se ci saranno diverse buche, anche se il sole picchierà forte sulle nostre teste al punto da farci sentire stanchi durante il percorso, ci sarà sempre prima o poi una leggera pioggerellina pronta a consolarci dal caldo torrido e soffocante, rinfrescando la nostra pelle e donandoci la forza per continuare a camminare, incessantemente. Ogni storia è fatta di incontri, non saremmo  ciò che siamo se non incontrassimo determinate persone. Risher è quella persona. È quello sguardo intenso, quel verde brillante quanto l’erba bagnata baciata da sole, è quel viso perfetto, quel corpo fantastico, ma anche quel ragazzo dotato di  grande intelligenza e bontà d’animo pronta a cogliere le difficoltà altrui. Risher non è il classico ragazzo perfetto. Risher è perfetto, ma è fatto di una perfezione imperfetta che rende il tutto reale, incredibile e speciale. E poi c’è Benton. Qui le parole mi si strozzano in gola. Anche solo scrivere il nome mi mette in una condizione di disagio. Benton è un personaggio complesso, sensibile e meraviglioso ed è pronto ad accogliere i drammi di Hollis, mettendo da parte i suoi con in quali lotta tutti i giorni. Contro i quali si scontra, ma non entra in collisione con il tormento. È un dolore troppo profondo quello vissuto da Benton, è qualcosa di così incredibilmente difficile da vivere. Eppure è stato proprio questo personaggio a rendere la lettura intensa. Alison G. Bailey ci ha raccontato una storia speciale fatta di assoluta imperfezione. Ma in fondo chi di noi è perfetto? Ognuno ricerca costantemente  di avvicinarsi alla perfezione, ma  alla fine, la verità è unica e sola: puoi cercare di raggiungere la perfezione assoluta, ma non potrai mai riuscirci, l’accesso a quella felicità estrema, incontrollabile, ti sarà negato, perché ogni essere umano è destinato al cambiamento, gli eventi vissuti ci segnano e probabilmente avremo sempre dei brutti ricordi pronti a riaffiorare nei momenti di sconforto, ma  se riusciamo a godere della serenità che viviamo tra un cambiamento e all’altro potremmo affermare di aver vissuto una vita felice. Se ti accetti ti ami, se ti ami ti metti in discussione e anche quando diluvia sei pronto a fronteggiare quel fenomeno naturale, magari ballando sotto la pioggia.

STOP 7

Ringrazio Alison G. Bailey per avermi permesso di leggere questa storia unica, intensa, originale e vera. Perché questo non è un romanzo per ragazzi. Questo è un romanzo fatto di ferite, di sogni spezzati, di dolori troppo grandi per essere repressi o dimenticati, ma è anche un romanzo intriso di speranza è un vero e proprio inno alla vita. Ogni adolescente dovrebbe leggere questo romanzo, non ho dubbi, gli si tatuerà addosso come un marchio indelebile.

La mia recensione su YouTube

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ENGLISH VERSION ( TRANSLATED BY VALENTINA GARZILLO)

Alison 5

“There is nothing permanent except change.” Heraclitus

During my first year of university, I often met complex theories that were complicated to assimilate, words that seemed to know everything, but so difficult to explain that they would easily give way to nothing.

The quotation that impressed me the most is the one that I decided to start this review: “There is nothing permanent except change.”

But when you are only eighteen years old, you are probably not ready to completely understand the strong meaning expressed in that quote. More likely, you are so involved in your universe plagued by inferiority complexes, pains and imperfections, that you do not grab the strength of change, of that mutation that every one of us has the right, of that stasis that is not fixed. It is just an uncertain and illusory stability that we grasp on, even when we do not like the way we live, when we are sad and lonely.

For a young woman or a young man, it is easy to live every instant like it was the only possible stasis.  The only choice and no other alternative. Every teenager entrenches their heart behind crystal doors; they do not see light shining, but they can only absorb its reflections, only a shred of that beam of light, closing their soul in the darkness because the colour is more intense, the colour is more gloomy, the colour that overpowers the white; yet shades exist. Some shades of colour exist, even if the torment is rooted in our heart, even if a tragic event marks us so much to create a myriad of scars that like incessant stabs remind us what we lived through, what we once were and what we are now looking for without allowing us any opportunity to forget.

Reading Stop! brought back memories of when I was eighteen years old, in that crowded classroom that outraged of culture, ready to immerse myself in a thick book strewn with concepts as complex as they are wonderful to silence part of my inner torment.

Hollis Murphy is a girl who fights everyday against memories, who tries to repress the images of a night too devastating to be forgotten; she is lost in her world inadvertently adopting a routine that seemingly helps her in her constant struggle to eliminate the pain from her existence. She doesn’t live, she survives. She doesn’t breathe, she just drowns in her gasps. She is breathless, and there are instants in which the air that surrounds her seems to become dense, heavy, almost stifling. She drowns in her memories and fights to suppress part of that memory; or at least she tries to soften the blow that a solitary soul-destroying instant has impacted on her.  Every day she hides herself behind a mask and faces life with her head hanging low, without lifting her eyes. She hates mirrors. She hates what she has become. She would just like to lock away what has changed her existence. The only moments where she enjoys temporary peace were with her best friend Maggie.

Those moments are fragile like a soap bubble, but extremely comforting. But, as Heraclitus affirmed, our journey is full of changes. We humans are an incessant mutation, we change every second, we are the emotion that comes from the pain, pain that becomes glee, laughter that changes in crying. We are made of flesh, bone and heart. Our souls are ready to change, our mind is ready to change idea or point of view, also our points of view that we could not manage to grasp at the age of eighteen. Hollis is not ready for any confrontation, she is not ready to open herself up to a complete stranger. She is not ready to face her new life at college, but two important meetings will make it possible to open her heart, that light will shine, lighting up the wounds because our pains are nothing more than instants, moments or just life that turns into a scar. Every scar is part of what we have been, only through accepting what has been and what has happened can we leave and travel bravely again even the more winding roads ahead. Even if there are many holes in our path and the sun will hit us so strongly down on our head that we will feel tired during the way, there will always be sooner or later a light rain that is ready to comfort us from the scorching and suffocating heat. It will be there to refresh our skin and give us the strength to keep walking endlessly. Every story is a collection of meetings. We would not be what we are if we had not met certain people. Risher is that person.

Rish and Hollis

Straw Pie

He is that intense gaze, that sparkling green like the sun-kissed grass, that perfect face and fantastic body. But also that boy is gifted with a great intelligence and pure of heart, ready to empathise with other people’s struggles. Risher is not the traditionally perfect boy. Risher is perfect but he is made of imperfect perfection that makes everything real, incredible and special. And then there is Benton. In describing him, words fail me. Even writing his name, he makes me feel uncomfortable. Benton is a complex, sensitive and wonderful character ready to embrace Hollis’ troubles, putting aside his problems with which he struggles every day. He clashes with them, but he never comes into conflict with torment. The pain he lives through is too deep. Too difficult to live through.

Nevertheless, it is this character who makes the reading intense. Alison G. Bailey told us a special story of absolute imperfection.  But truthfully, who among us is perfect? Everyone strives for perfection, but in the end, there is one truth: you can try to reach absolute perfection, but it is not achievable. The access to that amazing and uncontrollable happiness will be denied to you, because every human is destined to change. Life events leave a mark on us and probably we will always have bad memories which can surface at times of despair.  But if we are able to enjoy the serenity we live between a change and another, we can say that we have lived a happy life. If you accept yourself, you love yourself. If you love yourself, you question yourself and even if the rain pours down, you are ready to face that natural event, even dancing under it.

I thank Alison G. Bailey for giving me the opportunity to read this unique, intense, original and true story. Because this is not a children’s novel. This is a novel about pains, broken dreams, and too deep pains to be repressed or forgotten. But it is also a novel permeated with hope. It is a real hymn promoting life. Every teenager should read this novel. I have no doubt, this will leave a life-long mark.

My italian video review

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Benedetta

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