Recensioni

Lettura di gruppo|Onora il padre- Eliza Wass

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La recensione di Benedetta

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“C’era qualcosa di liberatorio nella notte. Era facile lasciarsi trasportare.”

Perdersi. Osservando le stelle, nel bosco. Illuminati dal loro chiarore. Pronti a smarrirsi osservando una costellazione e sentirsi parte di  essa. Sentirsi liberi, leggeri, quasi fluttuanti. Come se i corpi potessero perdere il loro peso e il macigno inespresso che tormenta l’anima potesse volare via anch’esso con i pensieri negativi. Perché quando tutto tace regna il silenzio e, osservando la notte puoi essere ciò che vuoi, impossessarti della magia di un cielo stellato e sentirti forte, coraggioso, libero di essere ciò che sei agli occhi del mondo, un mondo, che ti si offre spontaneamente insieme alle sue più grandi meraviglie.

Magari ci si potesse perdere nel buio, dove ogni cosa acquista una magia diversa!

La vita di Castley e dei suoi fratelli è una continua tortura, una tortura alla quale hanno dovuto abituarsi. Ma quando le capita di perdersi osservando il cielo, o  di camminare nel bosco al buio, la paura l’abbandona e il coraggio si fa strada nella sua anima. Quando sei una giovane adolescente e cresci in una famiglia dove l’unico motivo di comunicazione sembra essere Dio, dove non sono ammessi rapporti sociali, dove devi essere semplicemente legato a tuo fratello, ma non a un compagno, non a un ragazzo, non a un conoscente. Vivi cucendoti i vestiti da sola, perché non puoi comprarli in un negozio. Quando curi le tue ferite utilizzando rimedi naturali o credendo semplicemente che Dio, potente e grande un giorno le guarirà, perché l’essere umano è il demonio, l’essere umano è cattivo e si scaglia contro ciò che è divino con ciò che definisce scienza. Quando vivi in una casa terribile, dove l’unico brusio che puoi udire è quello della voce di tuo padre che legge le sacre scritture.

Tuo padre, quell’uomo di cui hai ritrovato una vecchia fotografia, accorgendoti che era stato anch’egli un ragazzo, ma non riconoscendo più quell’espressione spensierata sul suo volto.

Tuo padre che aveva distorto la sua prospettiva credendo in modo sbagliato, che era diventato un fanatico. Una persona ingiusta, che infligge punizioni a te e ai tuoi fratelli, che crede che ogni contatto fisico sia sbagliato. No! Non puoi baciare un ragazzo, non puoi innamorarti. Sei nato per pregare e salvarti da un mondo distorto! Questa la sua teoria. Se vivi in una famiglia dove tuo padre è solamente un padrone, dove tutto si risolve con la violenza e la preghiera, dimenticando che preghiera e violenza andrebbero invece in due direzioni opposte, allora non vivi, sopravvivi.

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Non respiri, reprimi il respiro, per la paura che anche solo una mossa sbagliata possa far andare in frantumi il mondo di cristallo costruito da tuo padre. Tua madre invece è felice di vivere la vita che conduce, è fiera delle sofferenze che le sono state imposte da suo marito e dalla vita che ha deciso di scegliere, talmente fiera da dire di essersi guadagnata un posto in paradiso. Ma il paradiso non dovrebbe essere la ricompensa alla sofferenza, soprattutto se l’hai ricercata, seguendo teorie assurde e hai confuso la fede con il fanatismo religioso. Il paradiso dovrebbe essere la ricompensa per le anime buone. Per chi ha vissuto una vita nel bene, per chi non ha inflitto volutamente il male ai suoi figli.

Questo romanzo è agghiacciante, ma atrocemente poetico. Lo stile di Eliza Wass è impeccabile, sembra essere prefetto per toccare temi tanto delicati.  In pochi trovano il coraggio per raccontare una storia del genere. Per far vivere a pieno la solitudine di una famiglia terribile, il dolore di fratelli che si arrendono di fronte alle decisioni di un padre pazzo e perverso. Raccontare l’aspetto terrificante della storia, senza inserire al suo interno l’amore, ma addolcendo il tutto con la sensazione di pace e benessere che la protagonista prova osservando il cielo e le stelle, o raccontando della magia del bosco di notte, è decisamente da coraggiosi.

Eliza Wass racconta in modo diretto la storia di una ragazza diversa e distrutta, che vorrebbe solamente spezzare via quelle catene strette, prendere il suo zaino e partire, scappando dalla sua vita, per essere finalmente normale, niente di speciale, semplicemente una persona che può mostrarsi per ciò che è. Castley è sempre stata invisibile. Perché se cresci in un luogo malato, marcio e  perverso, molto probabilmente il tuo cuore sarà ridotto in brandelli. Ma il cuore non smette di battere. Il cuore è ciò che pulsa, che ci fa essere ciò che siamo: Vivi.

Puoi sempre distruggere ciò che ti ha tormentato e ripartire, magari senza meta, senza neanche una strada, ma puoi ricominciare, sempre.

Perché se combatti, niente è perduto.

Perché il dolore genera ferite e le ferite sono marchi indelebili che raccontano ciò che siamo stati, ma siamo sempre in tempo per ricucire il nostro cuore e ricominciare. Senza pretese, semplicemente ricominciare.

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5 pasticcini. Meraviglioso!

 

La recensione di Debora

Parlare di questo romanzo non è facile, esprimere a parole ciò che mi ha suscitato non è possibile. “Onora il padre” è un perfetto mix di generi diversi e lontani che grazie alla maestria di Eliza Wass sono mescolati insieme alla perfezione. Young Adult, narrativa, thriller, romanzo di formazione. Questo è un libro di altissimo livello, non adatto a tutti, perchè non tutti possono capire. Bisogna possedere una spiccata sensibilità, bisogna avere coraggio e guardare in faccia alla realtà: una realtà agghiacciante, terribile e paradossale.

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Ci sono storie che ci sembrano così lontane da noi, tanto lontane da non riuscire a immedesimarsi del tutto nei protagonisti. Così bizzarre e torbide da non sembrare reali. Ma purtroppo non è così. Nel mondo esistono famiglie come quella di Castley Cresswell, famiglie unite da un rapporto morboso, figli schiavi di un padre padrone, maltrattati, abusati psicologicamente e anche fisicamente. Castley non è un’adolescente come le altre, pallida, occhi cerulei e liquidi, i capelli biondissimi legati in trecce medievali, abiti informi cuciti a mano, lei vive in una casa ammuffita nel cuore del bosco insieme ai fratelli, la madre e il Padre.

Il Padre colui che si crede Dio, colui che si sente in diritto di monopolizzare la vita dei suoi figli, colui che crede che la sua famiglia sia troppo perfetta per vivere sulla Terra e il loro posto è il Paradiso. Qui ci troviamo di fronte al fanatismo religioso più estremo che incide in modo assurdo sull’esistenza di Castley e i suoi fratelli. Eppure Castley il cui nome per esteso è Castella, di notte si rifugia nel luogo più selvatico e pericoloso: il bosco. Per lei il bosco è una via di fuga, quando corre in quella fitta distesa di altissimi alberi  lei si sente finalmente libera e viva.

13918429_10207378999778599_1859808944_o Ma lo sarà mai? No, poiché il Padre continua a dominare la mente dei suoi fratelli, continua ad obbligarli a non frequentare altre persone, continua a esigere lo studio delle sacre scritture scritte di suo pugno. Questa non è vita. Questa è una soffocante sopravvivenza. E Castley non ne può più. Quando conosce George, un suo compagno di scuola di qualche anno più piccolo, capisce cosa vuol dire essere una ragazza normale. Anche se il coraggio e la forza di volontà di spezzare quelle spesse catene la ritroverà solo in se stessa. Castley non è una damigella in pericolo che deve essere salvata. Castley è l’eroina che sfiderà tutto pur di ritornare a vivere.

Claustrofobico, agghiacciante, crudele, da cardiopalmo, aulico e maledettamente poetico. “Onora il padre” è una perla nera e rarissima. Eliza Wass è un’autrice di una bravura immensa che con fiabesche metafore e allegorie, ha descritto la lotta alla sopravvivenza dei fratelli Creswell, ricordando molto nello stile e nella struttura del romanzo “Il Grande Meaulnes” e le spaventose fiabe dei fratelli Grimm.

5 cherrypie meritatissimi.

La recensione di Silvia 

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A volte mi piace iniziare una lettura senza saperne nulla a riguardo, niente trama, genere o lunghezza. Quando Debora ci ha proposto questo romanzo per la nostra abituale lettura di gruppo ho accettato senza esitazioni e senza preoccuparmi di cosa mi aspettasse. Fin dalle prime pagine, però, sono stata felicissima per questa scelta. Lo stile della Wass è impeccabile, è incredibile come la sua storia mi si sia cucita addosso proprio come una toppa che va a proteggere un tessuto danneggiato, che lei stessa aveva lacerato. L’autrice non ha una penna veloce, ci mostra con calma uno scenario agghiacciante, ai limiti del reale. Onora il padre ci mostra la fragilità della mente umana che se manipolata con la giusta pressione, dalla persona che in realtà dovrebbe solo proteggerti, può essere plasmata. Una mente violata non sa che ciò che ha sempre creduto estremamente sbagliato in realtà non lo è. E, viceversa, non sa che la verità, ritenuta da sempre assoluta, in realtà è pura soggettività contestabile liberamente e senza conseguenze. Una mente plasmata però, può ancora vedere oltre quella coltre di nebbia tossica dentro cui è avvolta. Il problema è solo capire come riuscire a farlo. La Wass ci regala un incredibile viaggio attraverso la mente umana, in cui il lettore è puro e semplice spettatore perché, si sa, quando certi pensieri sono profondamente radicati dentro di noi nessuno può veramente obbligarti a cambiare idea. A volte il cambiamento e la consapevolezza arrivano solo dopo una lunghissima e graduale evoluzione, mentre altre sono più simili a un’illuminazione, fulminea come il click di un lucchetto che si apre all’improvviso sciogliendo le catene più strette. Onora il padre è un romanzo straziante, la storia è forte e complessa. La tematica principale è la fede, non solo verso un’entità astratta, di cui non possiamo percepire la consistenza, ma anche verso l’uomo o meglio il Padre – scritto sempre con la lettera maiuscola dall’autrice – che è l’essenza stessa della concretezza e della stabilità di una famiglia convenzionale. Avere fede è uno dei maggiori atti di coraggio che un essere umano può compiere, perché non ci sono garanzie, è come lanciarsi in buco nero a mani legate armati unicamente della speranza di aver preso la decisione giusta. Spesso al termine di una recensione mi ritrovo a consigliare un libro a un determinato genere di lettore, con Onora il padre sono felice di dire: LO CONSIGLIO A TUTTI!

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